中华民族 Zhōnghuá Mínzú

di Stefano Zamblera

中国传世人物画:元代(一) - 香儿 - 香儿

La Repubblica Popolare Cinese si descrive ufficialmente come uno stato multietnico unitario, e riconosce 56 gruppi etnici, Mínzú 民族, dei quali il principale, includendo più del 92% della popolazione, è quello Han, mentre le altre 55 nazionalità si designano come minoranze.

Oltre alle 56 etnie ufficialmente riconosciute, molti sono i gruppi nonclassificati: la posizione ufficiale della RPC è che queste minoranze siano parte di un’unità etnica più vasta, detta 中华民族Zhōnghuá Mínzú,letteralmente “Etnia Cinese”.

Sebbene la riunione forzata nella maggioranza Han oscura alcune delle grandi differenze linguistiche, culturali e razziali che sussistono all’interno di questo stesso enorme gruppo, esso costituisce la stragrande maggioranza della popolazione; a causa poi della distribuzione demografica molto irregolare, esistono vaste zone in cui l’etnia Han stessa è in tale realtà una minoranza locale.

La politica ufficiale afferma di essere contro l’assimilazione e sostieneche ogni gruppo etnico dovrebbe avere il diritto di sviluppare i proprilinguaggi e la propria cultura. Il grado di integrazione dei gruppi etnici di minoranza con la comunità nazionale varia largamente da gruppo a gruppo: alcuni di essi, come i Tibetani e gli Uyghur mostrano ancora oggi un forte sentimento di indipendenza, mentre altri gruppi come gli Zhuang, gli Hui e l’etnia coreana sono ben integrati.

羌族 QiangZú, 白族 BaiZú,摩梭 Musuo, 纳西族 NaxiZú

L’etnia NaXi è oggi concentrata nell’area del centro urbano principale diLiJiang, nel quale vivono circa 260.000 NaXi da circa 1.400 anni.

Le origine storiche del popolo Naxi, etnicamente ricondotte al popolo dei Qiāng e geograficamente identificate nel Tibet, sono documentate dall’antichissima produzione letteraria, in cui si fa riferimento al lago Manasarovar ed al monte Kaikash come luoghi di origine, entrambi situati nel Tibet occidentale.

Il termine Qiāng ( 羌族 Qiāng Zú) era generalmente usato nell’Antica Cina per indicare in modo generico quei popoli non di etnia Han situati nel NordOvest, molto spesso in conflitto con gli abitanti della regione della Valle dello YangTse.

Lo stesso ideogramma 羌, unione del concetto 人 ren – uomo e 羊 yang – pecora, riflette e descrive l’attività principale di pastorizia ed allevamento della società Qiāng Torino,bi situati nel Tibet Occidnetale, in cui si fa riferimento al lago Manasarovar ed al monte Kaikash come durante l’epoca della dinastia Han d’Oriente (25 – 220 d. C.) e delle dinastie Wei – Jin (221 – 419) il termine Qiāng è usato per indicare l’insieme etnicamente eterogeneo di abitanti stanziati presso la regione montuosa nord occidentale del Tibet, lungo la regione montana di KunLun ( 山 KunLun Shan) nella provincia di XingSian (attuale Turkestan Orientale),nell’area orientale dello QingHai, nel GanSu meridionale, nello SiChuan occidentale e nel Nord dello YunNan.

Successivamente, dalle cronache della corte cinese si possono distinguere dal precedente e molto generico Qiāng Zu, due nomi più precisi: 羌民 Qiāng Min, riferito a gruppi etnici non Han ubicabili presso la valle del fiume Min, nello SiChuan; 番羌 Fan Qiāng, letteralmente i “barbari Qiāng”, per indicare invece quei gruppi, ubicabili nelle vicinanze, molto meno “cinesizzati”.

Durante le dinastie Sui e Tang i documenti cinesi distinguono dai Qiāng nuovi ed ulteriori gruppo etnici: NaXi o NaKhi, all’interno dei quali si distinguono a loro volta i MoshaYi o MoxieYi (successivamente MuSuo) ed i Bai, gruppi sicuramente dalle origini tibetane e dagli aspetti socio-culturali analoghi, ma indubbiamente distinti.

I documenti di epoca Sui e Tang iniziano ad utilizzare il termine NaXi riferendosi ad un gruppo etnico vasto ed eterogeneo, che potremmo definire “proto-NaXi”, ossia quella matrice etnico-socio-culturale da cui poi si distinsero tanto i NaXi quanto i Bai che i MuSuo, minaccia ed a sua volta minacciati da ulteriori gruppi vicini, e quindi in continuo movimento dalla regione dello JinSha verso la testa e lungo il corso del fiume NuJiang, approdato dunque all’attuale regione dello SiChuan.

Successivamente, dal III secolo d. C. in poi, si spinsero ancora più a sud, e si stanziarono definitivamente in 4 regioni distinte: BaiSha, LiJiang, DaLi e l’area adiacente del lago ErHai, la regione del lago LuGu e dell’altopiano di YongNing.

Tale distinzione geografica rispecchiò nel corso della storia una graduale distinzione etnico-socio-culturale, conferendo ad ogni area la graduale predominanza di una delle etnie in seno alla matrice proto-NaXi; etnia Bai a DaLi e nella regione del lago ErHai, etnia MuSuo nella regione del lago LuGu e di YongNing, etnia NaXi a BaiSha e LiJiang.

La regione del lago LuGu si trova lungo i confini delle province di YunNan e SiChuan, e può essere considerata continuazione geografica dell’adiacente regione montuosa tibetana.

Nella lingua MuSuo, il lago LuGu è chiamato Shinami, ossia “Madre Lago”, divinità adorata come dea madre, così come molti degli aspetti femminili della natura (ad esempio la montagna sacra Ganmu) o la natura stessa.

La forte componente femminile all’interno della religione rispecchia la società matriarcale dei MuSuo, i cui Clan erano capeggiati ed amministrati da matriarche, le proprietarie e le responsabili delle case, dei campi, del bestiame, dell’educazione dei figli.

La religione, per le cui cerimonie si utilizza ancora l’antica scrittura pittografia composta da poche centinaia di caratteri, permeava la vita quotidiana dei MuSuo: nella stanza centrale delle abitazioni, accanto al focolare, si trova ancora oggi un altare per la preghiera e per il culto degli antenati, di grande importanza per i MuSuo che interpretavano la nascita dei propri bambini come rincarnazione degli antenati del clan.

Il tema della società matriarcale è stato a lungo indagato dagli storici, ed è attualmente argomento di un ampio dibattito.

Fonti storico-archeologiche hanno messo in luce durante il Neolitico, prima della dinastia Xia e Shang, dal 5.000 al 3.000 a. C. circa, in alcune regioni della Cina, tracce di un modello sociale matriarcale, Mu Xi Shi Zu母系氏族; alcune fonti storiche, e numerose leggende che tramandano le origini dei Clan, sembrano portare memoria di questa antica impostazione sociale, così come le evidenze archeologiche relative alle culture sviluppatesi lungo il bacino dello黃河HuangHe, e più precisamente alle culture di 半坡 BanPo, 仰韶文化YangShao, 馬家窯文化MaJiaYao, 河姆渡文化HeMuDu.

All’interno di queste culture è evidente la centralità sociale del genere femminile: la consuetudine di inumare le donne al centro delle sepolture, diffusissima nelle regioni di HuaXian5 e ShaanXi, è stato interpretato come specchio della loro posizione sociale all’interno dei Clan.

Ancora più marcata è la distinzione sociale nelle culture di 半坡BanPo, 陶寺TaoSi, 姜寨JiangZhai, nella regione dello ShaanXi, dove compare il corredo funebre.

Ulteriore sostegno al ruolo centrale della donna all’interno di queste antiche società proviene dallo studio etimologico dei nomi Pre-Qin dei funzionari imperiali: il loro nome di famiglia infatti proviene da linea materna, e non paterna, sistema sopravvissuto fino all’epoca Zhou con la formazione delle città stato; tuttavia è sempre possibile leggere traccia di questo passato in alcuni cognomi recenti1 ed attuali, come Yao 姚, Jiang 蒋, oppure nei modelli sociali di alcune minoranze etniche, oltre che ai Naxi ed ai Musuo, negli stessi aborigeni Taiwanensi.

Le fonti disponibili, tuttavia, non sembrano documentare l’esistenza di società Matriarcale, bensì Matrilineare, dove sicuramente la donna aveva ruolo centrale nella struttura e nella gerarchia sociale, ma sia questa centralità, sia la discendenza da linea materna non equivale ad un sistema organizzato con un’elite di potere detenuto ed esercitato da matriarche.

Già nel tardo Neolitico, il ruolo centrale della donna all’interno dei gruppi sociali appare in decadenza e sostituito da quello maschile: analizzando nuovamente la titolatura amministrativa Shang è evidente una successione di lineaggio patriarcale.

L’etnia Bai, stanziatasi e sviluppatasi attorno alla regione del lago ErHai, non presenta nella propria società un modello matriarcale o matrilineare.

I ritrovamenti archeologici dei siti di Canger e Haimenkou evidenziano la frequentazione della regione del lago di ErHai sin dal Neolitico: i manufatti rinvenuti suggeriscono che i frequentatori della regione, abitanti in grotte fossero dediti tanto alla coltivazione ed all’allevamento, quanto allo sfruttamento delle abbondanti risorse naturali disponibili. Inizialmente produssero ed utilizzarono strumenti in pietra e, circa da 2000 anni fa, coltelli e spade in bronzo ed utensili in altri metalli.

I gruppi Bai si svilupparono sempre in strette ed ottime relazioni con gli abitanti Han delle province circostanti, e dal 109 a. C., dinastia Han occidentale, un gran numero di popolazione di etnia Han iniziò a trasferirsi dalle regioni circostanti verso quest’area, diffondendovi così tecniche di produzione più avanzate, ed introducendo la tecnologia del Ferro, contribuendo così notevolmente allo sviluppo economico della regione di ErHai, al punto che già durante la dinastia Sui (581 – 618) e Tang (618 – 907) raggiunse un livello pari a quello delle regioni circostanti.

Fonti storiche registrano un insieme di piccoli regni di etnia Bai, di cui i maggiori, indipendenti, chiamati Zhao: dal 737 d. C., grazie all’aiuto della corte cinese (dinastia Tang), Pileguo riuscì ad unificare gli Zhao in un solo regno NanZhao, composto nella maggioranza da etnia Bai, che mantenne ottimi e stretti rapporti con la corte cinese.

Pileguo stabilì la capitale di NanZhao a TaiHe, alcune miglia a Sud di DaLi, nel cuore della valle lacustre di ErHai, sito ideale perché molto ben difendibile e ricchissimo di risorse naturali.

I buoni rapporti con la corte imperiale si incrinarono nel 750, e si esplicitarono in una ribellione contro il potere centrale che culminò nel 751 e nel 754 con due scontri militari, entrambi conclusi con dure sconfitte e gravi perdite subite dall’esercito imperiale:6 le due vittorie permisero a NanZhao di intraprendere una rapida espansione dei propri confini che inglobarono il Laos Settentrionale, la Tailandia e culminarono nel 829 con la presa di ChengDu, che coincise alla conquista dello SiChuan.

L’espansione di NanZhao terminò ben presto, ed il SiChuan non è era più parte già nell’anno 873; intanto, il centro di DaLi crebbe d’importanza e si affermò su TaiHe.

Nel 937 Duan Siping, il primo di 22 sovrani, stabilì proprio a DaLi la capitale del regno omonimo distrutto circa 500 anni dopo, nel 1253 dall’invasione dei Mongoli; sebbene numericamente e militarmente superiori, si dice che i Mongoli non avrebbero mai potuto trovare brecce tali da accedere alla valle del lago ErHai, se non grazie a traditori che avrebbero condotto le armate ostili attraverso la montagna CongShan. Questo non è documentato, ma certo è che i Naxi si allearono alle truppe mongole contro il regno di DaLi, e dal 1278 la Dinastia Yuan stabilì la propria prefettura a LiJiang, caposaldo e rappresentanza del proprio potere nello Yunnan.

La carica di prefetto venne stabilita come ereditaria dal capo clan Mu, che esercitò il potere sopra gli stessi Naxi e gli altri gruppi etnici limitrofi durante tutta la dinastia Ming.

Durante la storia i Bai furono artefici di una propria cultura peculiare.

L’agricoltura fu l’attività economica dominante la fertile regione del lago ErHai sin dal Neolitico, e durante il regno di NanZhao vennero eseguiti importanti e grandi lavori di ingegneria idraulica per l’ottimizzazione dell’irrigazione in tutta la zona.

Culturalmente attivissimi, avanzati nello studio della meteorologia, dell’astronomia e dell’astrologia, della medicina, durante l’epoca Ming, Zhou Silian fù autore di “ Transit Star Catalogne for Time Determination”; Cheng DonTian di “Collection of Secret Prescription”, e Li XingWei di “Tested Prescriptions”, tutte opere che raccolgono la notevole esperienza Bai in campo Astronomico e Medico.

Durante la dinastia Tang venne costruito il tempio di ChongSheng costituito da 3 pagode, di cui la maggiore, centrale, alta 60 metri , ispirato al tempio di Dayan, a Xi’An, l’antica capitale della Cina nella provincia dello Shaanxi, massimo capolavoro dell’architettura Bai.

Attivissimi anche nella produzione letteraria, nelle opere Bai troviamo la descrizione degli aspetti della vita quotidiana, del lavoro, delle lotte contro la sopraffazione della natura e contro l’oppressione economica.

Furono anche autori di epica, poesia e storiografia: la loro Genesi canta e loda gli aspetti trascorsi della vita comune della società Bai primitiva, ed alcuni poeti Bai furono inclusi nelle raccolte dei poemi di epoca Tang.

Bai Yue Minzu Shi – The hystory of the Bai, Anecdotes of NanZhao e Kingdoms of South West of China sono le 3 maggiori opere stroriografiche, fonte basilare per lo studio della storia della regione del lago ErHai.

La società Bai non presenta alcun carattere di matrilinearismo o matriarcato: l’unità sociale di base è costituita da nuclei familiari monogami, ed i genitori vivono con i propri figli non sposati, mentre solo nelle grandi famiglie aristocratiche più generazioni convivono sotto lo stesso tetto; sino alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese le donne erano discriminate dal diritto di ereditarietà dei beni familiari e solo gli uomini ne potevano usufruire.

Fino a poco tempo fa i Naxi mantennero invece una società di tipo matriarcale, o più precisamente matrilineare, poiché non sembra opportuno considerare questa struttura sociale un vero e proprio matriarcato, dal momento che i sovrani locali sono sempre stati di sesso maschile; ancora oggi sembra che buona parte del lavoro gravi principalmente sulle donne.

Grande importanza delle donne all’interno della struttura sociale Naxi si riflette anche nella lingua, come dimostra il fatto che l’apposizione del concetto “femmina” o “maschio” ad un ulteriore concetto, indichi rispettivamente maggior o minor grandezza di quest’ultimo: per esempio l’unione dei sostantivi “pietra” e femmina indichino il concetto di “masso”, mentre l’insieme di “pietra” e “maschio” indichino un ciottolo.

Così come la lingua, anche i costumi locali hanno mantenuto moltissimo delle tradizioni culturali e religiose antiche: le donne Naxi indossano camicia e pantaloni blu, con sopra una sorta di grembiule, anch’esso blu o nero.

Il mantello tradizionale a forma di “ T ” non solo impedisce che il cesto portato abitualmente sulla schiena sciupi gli abiti, ma rappresenta simbolicamente il cielo: le due metà di colore diverso, una più chiara e l’altra più scura, raffigurano il giorno e la notte, mentre i sette cerchi ricamati alludono alle stelle; i due cerchi più grandi posti sulle spalle raffigurano gli occhi di una rana, che fino al XV secolo è stata un’importante divinità per i Naxi. Con il declino della fede animista gli occhi di rana sono caduti in disuso, ma i Naxi designano ancora oggi il mantello con il suo nome originario, ovvero “pelle di pecora con occhi di rana”.

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